Abbiamo pescato nel nostro Archivio – Museo Virtuale della Carbonara, un libro con il racconto di vite vissute fra Italia e Londra, scritto da una siciliana e una milanese. Un testo ricco di ricette e ricordi in cucina e a tavola nel segno dell’ospitalità, con due citazioni “carbonare” che aiutano a saperne di più sul nostro piatto preferito
La cucina del buon gusto è il titolo di un libro, uscito per Feltrinelli nella prima edizione all’inizio del 2012, dedicato non tanto e non solo alla presentazione di alcune ricette, ma, in senso ampio, al piacere di cucinare ed ospitare. Due attività che – come raccontano le autrici ricordando le proprie esperienze – possono essere considerate momenti fondamentali dell’esistenza, essendo al tempo stesso atti di ricerca della bellezza formale e sostanziale, strumenti per assecondare i propri sensi e quelli degli ospiti, e concrete occasioni di socializzazione.
Come accennato, il libro è stato scritto a quattro mani, da Simonetta Agnello Hornby e Maria Rosario Lazzati, e, tanto per capire lo spirito che probabilmente ha pervaso la realizzazione, comprende numerose citazioni di Jean Anthelme Brillat-Savarin (1755–1826) – che molti considerano il padre della moderna gastronomia e della gastrosofia per quanto espresso nel celebre libro La Fisiologia del Gusto, Physiologie du Goût, pubblicato nel 1825 – oltre ad un’iniziale “lettera” indirizzata proprio a Brillat-Savarin.
Come dichiarato nelle note di accompagnamento, le due autrici avevano deciso di scrivere un libro per esprimere la profonda gioia che dà il cucinare e il grande conforto che ne hanno tratto vivendo all’estero, e per celebrare la gastronomia e i piaceri dei sensi che si incontrano non solo nel preparare il cibo, ma anche nel servirlo e nel mangiarlo.
Simonetta Agnello Hornby, originaria di Palermo, vive dal 1972 a Londra ed è cittadina italiana e britannica. Ha esercitato la professione di avvocato, aprendo lo studio legale “Hornby&Levy”, specializzato in diritto di famiglia e minori, materia che ha insegnato nella facoltà di Scienze Sociali dell’Università di Leicester. Dopo l’uscita del primo romanzo La Mennulara, nel 2002, ha pubblicato diversi altri libri, fra i quali alcuni, legati alla cucina ma con una notevole impronta narrativa, ed è nota anche per La mia Londra, Giunti, 2014. Nel complesso i libri firmati Simonetta Agnello Hornby hanno venduto in Italia più di un milione di copie.
La scrittrice ha conosciuto a Londra Maria Rosario Lazzari, milanese trasferita qui nel 1993; dall’incontro delle due è nata una forte amicizia basata su valori comuni, come l’impronta italiana, il valore della famiglia e del cibo, la curiosità e la voglia di imparare (due caratteristiche che sono sempre alla base della crescita personale e del successo, bisogna aggiungere), insieme alla volontà di aiutare il prossimo, attitudine peraltro che non impedisce di godersi la vita.
Cuoca appassionata, Maria Rosario Lazzati nel 2000 ha iniziato a organizzare lezioni di lingua e cucina italiana (dal nome che è tutto un programma, “Mani in pasta”), a cui sono seguite altre iniziative didattiche ed editoriali. Nel 2015 esce un libro della espatriata milanese che racconta il suo inserimento in un paese straniero attraverso 85 ricette, scritte in italiano e in inglese (La cucina lontano da casa. 85 ricette di un’italiana londinese-85 Recipes of an Italian London), con un’introduzione proprio di Simonetta Agnello Hornby.
Questa lunga, ma necessaria, premessa, per tornare a La cucina del buon gusto e alla carbonara. Iniziamo con la Agnello Hornby, che, ad un certo punto del capitolo 9 (“La cucina che unisce e separa”) racconta con alcuni esempi appunto di alcuni momenti topici della collaborazione di più persone in cucina, magari due partner. Ecco quella che ci interessa di più “(…) una batte nella zuppiera, con la frusta, le uova gialle e schiumose per la carbonara, proprio mentre l’altro scola la pasta al dente e la versa sul battuto – compiti che, pur richiedendo attenzione e tempismo, concedono fugaci momenti di intensità a intensa carica erotica: un lieve bacio sul collo, passare il dito sulle labbra dell’altro (…). A questo aspetto della carbonara, a dire il vero, non avevamo mai pensato…
La scrittrice conclude questo capitolo citando ancora Brillat-Savarin, che a suo volta si è riferito al romanzo Pamela di Fielding come esempio della connessione diretta fra un pasto preparato con amore e affetto che unisce la coppia.
Veniamo ora all’altra autrice, Maria Rosario Lazzati, che, nel capitolo “Cucinare all’estero”, fra le altre cose ricorda di quando telefonava frequentemente ai parenti per recuperare le ricette di famiglia, e continua iniziando con le prime domande: “la carbonara si fa con la pancetta croccante o morbida con aggiunta di vino bianco? Con panna o senza? (…) “.
Questo ricordo per noi appassionati studiosi di ogni aspetto della carbonara è significativo per varie ragioni. In primis, per la inter-nazionalità (cuoca milanese, ricetta romana) e internazionalità (piatto interessante pure a Londra) del piatto. Poi, per le domande dell’espatriata fatte ai parenti, che parlano di ingredienti da prendere in considerazione per la ricetta oggi considerati da alcuni come la peste (la pancetta, il vino, la panna…).
In altre parole, qui sembrerebbe esserci un’ennesima testimonianza di ciò che abbiamo sempre sostenuto, ovvero, che un tempo (ricordiamo che la Rosario Lazzati è arrivata a Londra nel 1993, e quindi dobbiamo presumere che le citate telefonate ai parenti avvenissero negli anni ’90) il nostro piatto preferito poteva essere declinato in tante varianti. “Carbonara”, insomma, in quegli anni – e per molto tempo ancora – era un piatto con uova intere più che solo tuorli, con parmigiano o pecorino, con pancetta e più raramente guanciale, a volte sfumati con il vino, e via di questo passo… Ci sono infiniti esempi del recente passato, con cipolla, aglio, burro eccetera. Insomma, cari puristi (o meglio intransigenti) della carbonara, ancora una volta, fatevene una ragione: la ricetta originale, autentica, vera, tradizionale, classica, non esiste e non esisterà mai. Questo piatto, come molte (tutte?) le cose di vita vissuta si adatta ai tempi, anzi è lo specchio dei tempi. Ora va di moda la versione con la carbocrema, che per alcuni è quella “vera”, ma, se ci fate caso, proprio alcuni di “cuochi-inventori” di questa preparazione stanno suggerendo altre soluzioni… Chi vivrà, vedrà!
PS- In primo piano il libro nell’edizione del 2014 del nostro Archivio-Museo della Carbonara, con il fondo dell’immagine creato con le copertine – molto simili – dell’edizione attualmente in vendita.