Una triste notizia per gli appassionati di carbonara e non solo: Che te ne sa, il locale aperto nella sede della Bufalotta nel 2008 e poi trasferito a Montesacro, chiude i battenti. Il commento del patron Fabrizio Colaiacomo
Che te ne sa. Un ristorante che, sotto tanti punti di vista, ha costituito una nostra seconda casa. Appena dopo la sua apertura, ci siamo recati spesso quasi oltre i confini della città, al numero 891 di via della Bufalotta, per organizzare un Carbonara Day fra i soci fondatori o anche con ospiti del momento. E non solo: Che te ne sa è stato uno dei 10 selezionati per presentare la versione della carbonara proposta dal locale nel nostro documentario Passione Carbonara.
Negli ultimi anni, dopo una temporanea chiusura, Che te ne sa ha poi riaperto il 12 marzo 2024 in un ambiente un po’ più più centrale, in Via Gargano 28, nei pressi di piazza Sempione. A poco più di un anno distanza dalla nuova apertura, arriva sui social un messaggio del 12 luglio 2025 del patron Fabrizio Colaiacomo (qui sotto in una foto realizzata durante la lavorazione di Passione Carbonara), che annuncia la chiusura definitiva e la volontà di cambiare vita, mettendo a disposizione di altri la sua competenza per eventuali nuovi progetti. Qui riportiamo di seguito, senza commenti, le parole dedicate alla sua esperienza legata al locale e alle difficoltà di oggi anche determinate proprio dai social e simili.

“Oggi, dal 2008, le luci di Che te ne sa si spengono per sempre.
Un viaggio lungo pieno di soddisfazioni e riconoscimenti, ma anche sacrifici e salite, vissuto con gioia e passione, lacrime e sorrisi e sempre con l’unico obbiettivo di far bene il nostro lavoro, con impegno e dedizione, con professionalità e cortesia tutti i giorni come fossero il primo. Oggi, questo giorno è l’ultimo, volevo ringraziare tutte le decine e decine di migliaia di clienti che sono passati dal mio ristorante in questi lunghi anni e che hanno contribuito a rendere la mia vita ricca di soddisfazioni. Oggi chiudo, soffocato da spese e aumenti divenuti folli, da una ristorazione divenuta una giungla, dove essere una piccola realtà è difficile, dove si ama mangiare con le bacchette o a prezzi fissi e fare la qualità al giusto prezzo non sembra più interessare, ma sopratutto si va da quello che spacca su TikTok… si, oggi prima di essere ristoratori, bisogna essere attori e affabulatori, saper prendere like ed entrate nel cervello della gente e spesso non sempre è ovvio, facendo passare lucciole per lanterne ….non esiste più la sincerità del passaparola, perché semplicemente non ci si parla più. Mi assumo le mie colpe e responsabilità, ci mancherebbe altro, ma sicuramente non mi riconosco più in questo mondo imprenditoriale della ristorazione. (…)”.